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Che cos’è l’ipertensione arteriosa?
L’ipertensione arteriosa è una malattia caratterizzata da un aumento della pressione del sangue nelle arterie rispetto ai valori ritenuti normali.
In Italia, circa il 31% della popolazione soffre di ipertensione arteriosa e un ulteriore 17% si trova in condizioni borderline, per un totale di oltre 14-15 milioni di adulti colpiti. Nelle donne è più frequente dopo la menopausa.
L’ipertensione arteriosa è una malattia che porta quasi inevitabilmente ad altre malattie molto gravi: angina pectoris, infarto miocardico, ictus cerebrale trombotico, emorragia cerebrale, nefroangiosclerosi, ecc.
E’ importante individuarla e curarla per prevenire i danni che essa può provocare.
Si definisce:
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ipertensione arteriosa sistolica isolata quando solo la pressione massima è aumentata;
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ipertensione diastolica, sono alterati i valori della pressione minima.
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ipertensione sisto-diastolica la condizione in cui entrambi i valori di pressione (minima e massima) sono superiori alla norma.
L’ipertensione arteriosa può essere classificata in primaria e secondaria.
Nell’ipertensione arteriosa primaria (o essenziale), che rappresenta circa il 95% dei casi di ipertensione, non conosciamo una causa precisa, identificabile e curabile: gli elevati valori pressori sono il risultato dell’alterazione di meccanismi complessi che regolano la pressione, sia genetici e ambientali.
L'Ipertensione secondaria rappresenta il restante 5% dei casi ed è la conseguenza di malattie, congenite o acquisite, che interessano i reni, i surreni, i vasi, il cuore (per questo viene definita secondaria). In questi casi, l’individuazione e la rimozione delle cause (cioè, la cura della malattia di base) può accompagnarsi alla normalizzazione dei valori pressori.
A differenza dell’ipertensione arteriosa essenziale, che classicamente interessa la popolazione adulta, l’ipertensione secondaria interessa anche soggetti più giovani e spesso si caratterizza per valori di pressione più alti e più difficilmente controllabili con la terapia farmacologica.
È importante considerare che in alcuni casi l’aumento dei valori di pressione arteriosa dipende dall’abuso di alcune sostanze tra cui, per esempio, la liquirizia, gli spray nasali, il cortisone, la pillola anticoncezionale, la cocaina e le amfetamine. In questi casi, sospendendo l’assunzione di queste sostanze, i valori pressori tornano alla normalità.
I fattori predisponenti all’ipertensione arteriosa sono:
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Familiarità: la presenza, in famiglia, di soggetti ipertesi aumenta la probabilità che un paziente sviluppi ipertensione arteriosa.
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Età: la pressione arteriosa aumenta con l’avanzare dell’età, per effetto dei cambiamenti che si verificano a carico dei vasi arteriosi (che, invecchiando, diventano più rigidi). Ad un certo punto, mentre la pressione sistolica (massima) continua ad aumentare per effetto dell’età, la diastolica (minima) non aumenta più o, addirittura, tende a diminuire; questo spiega le forme di ipertensione sistolica isolata tipica dei grandi anziani.
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Sovrappeso: sovrappeso e obesità, attraverso meccanismi diversi e complessi, si associano ad un incremento dei valori pressori.
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Diabete: questa condizione, grave e assai diffusa tra la popolazione adulta, si associa spessissimo ad un incremento della pressione arteriosa, aumentando in modo significativo il rischio di malattie cardiovascolari.
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Fumo: il fumo di sigaretta altera acutamente i valori di pressione arteriosa (dopo aver fumato, la pressione resta più alta per circa mezz’ora); a questo, si associano i danni cronici che il fumo induce sui vasi arteriosi (perdita di elasticità, danno alle pareti vascolari, predisposizione alla formazione di placche aterosclerotiche).
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Disequilibrio di sodio e potassio: una dieta troppo ricca di sodio o troppo povera di potassio, può contribuire a determinare l’ipertensione arteriosa.
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Stress: lo stress (fisico ed emotivo) contribuisce al mantenimento di valori di pressione più alti. Questo spiega, per esempio, perché in occasione delle visite mediche, la pressione è spesso più alta rispetto a quella che il paziente si misura al domicilio; perché la pressione possa essere più alta nei giorni lavorativi rispetto ai periodi di vacanza, ed anche perché i valori di pressione aumentino mentre si fa esercizio fisico.
Riconoscimento dell’ipertensione arteriosa
La misurazione della pressione arteriosa viene espressa attraverso due valori, pressione sistolica (massima) e pressione diastolica (minima),
I valori definiti normali per la popolazione adulta sono molto cambiati nel tempo.
Le Linee Guida ESH/ESC 2024, pubblicate sul European Heart Journal e tradotte in italiano dalla Federazione Italiana di Cardiologia, rappresentano un punto di svolta: l’approccio al paziente iperteso si evolve da una lettura puramente numerica dei valori pressori a una visione integrata e globale, che considera il rischio cardiovascolare complessivo e le caratteristiche individuali, dall’età alla fragilità, dal genere alle comorbidità. Non esiste più una linea di demarcazione netta tra “normotensione” e “ipertensione”: il rischio cresce lungo un continuum, e anche valori solo lievemente elevati possono contribuire al danno d’organo e alla progressione del rischio cardiovascolare.
Le Linee Guida ESH/ESC 2024 mantengono la definizione classica di ipertensione per valori ≥140/90 mmHg, ma introducono una nuova categoria clinica: la “pressione arteriosa elevata”, identificata da valori sistolici compresi tra 120 e 139 mmHg e/o diastolici tra 70 e 89 mmHg.
Sintomi
L’aumento dei valori della pressione arteriosa non sempre si accompagna alla comparsa di sintomi: l’organismo si abitua progressivamente ai valori sempre un po’ più alti, e non manda segnali al paziente. Per questo, molte delle persone affette da ipertensione non lamentano sintomi, anche in presenza di valori pressori molto elevati.
In genere, comunque, i sintomi legati all’ipertensione arteriosa non sono specifici, e per questo sono spesso sottovalutati o imputati a condizioni diverse. Tra i sintomi più comuni rientrano:
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Mal di testa, specie al mattino
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Stordimento e vertigini
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Ronzii nelle orecchie (acufeni, tinniti)
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Alterazioni della vista (visione nera, o presenza di puntini luminosi davanti agli occhi)
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Perdite di sangue dal naso (epistassi)
Nei casi di ipertensione secondaria, ai sintomi aspecifici possono associarsene altri, più specifici, dovuti alla malattia di base.
La scarsità dei sintomi e la loro aspecificità sono il motivo principale per cui spesso il paziente non si accorge di avere la pressione alta. Per questo è fondamentale controllare periodicamente la pressione: fare diagnosi precoce di ipertensione arteriosa significa prevenire i danni ad essa legata e, quindi, malattie cardiovascolari anche invalidanti.
Una volta fatta diagnosi di ipertensione arteriosa, è utile sottoporsi ad alcuni esami che permettono di capire se l’ipertensione ha già danneggiato i vasi, il cuore, i reni, aiutando il medico nella definizione del profilo di rischio cardiovascolare dei pazienti e nella scelta della terapia antiipertensiva più adatta. Per questo farsi consigliare dal proprio medico di base o dal proprio cardiologo
Target (obiettivi) terapeutici
Uno dei cardini delle Linee Guida ESH/ESC 2024 è la ridefinizione dei valori target di pressione arteriosa, con un approccio più ambizioso ma al tempo stesso flessibile e centrato sulla tollerabilità individuale.
Nei pazienti in trattamento antipertensivo, l’obiettivo ideale è raggiungere una pressione arteriosa sistolica compresa tra 120 e 129 mmHg, a condizione che il trattamento sia ben tollerato.
Questa raccomandazione è subordinata a tre criteri fondamentali:
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Buona tolleranza clinica da parte del paziente, senza sintomi correlati all’ipotensione;
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Assenza di fragilità significativa o di episodi di ipotensione ortostatica;
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Conferma dei valori al di fuori dell’ambiente clinico, tramite automisurazione domiciliare (HBPM) o monitoraggio ambulatoriale (ABPM).
Nei soggetti fragili, ultraottantacinquenni o affetti da comorbidità complesse, è raccomandato un target più conservativo, orientato ai valori più bassi ragionevolmente sostenibili, in base alla tolleranza e al beneficio clinico complessivo.
La terapia antiipertensiva è una terapia cronica, che va assunta per molti anni (raramente succede che un paziente iperteso ad un certo punto possa smettere di assumere i farmaci per la pressione).
Le norme comportamentali per curate e prevenire l'ipertensione arteriosa prevedono:
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un regime alimentare povero di sodio ,
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il raggiungimento del peso forma.
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effettuare un regolare esercizio fisico (una regolare attività fisica aumenta l'aspettativa di vita come ad esempio camminare a passo spedito per almeno 30 - 60 minuti al giorno o 3 - 5 volte a settimana)
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Smettere di fumare. Il fumo è un importante fattore di rischio per le malattie cardiovascolari,
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Si consiglia di assumere regolarmente verdura, legumi, frutta fresca, latticini a basso contenuto di grassi, cereali integrali, pesce e acidi grassi insaturi (soprattutto olio di oliva e di semi tipo arachidi, girasole, mais). Mantenere basso il consumo di carni rosse e di acidi grassi saturi.
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Evitare il consumo abituale di bevande zuccherate
Norme di comportamento da seguire prima di misurare
la pressione arteriosa
Durante tutta la misurazione della pressione e fino al completo sgonfiaggio del bracciale, è bene tenere presente le seguenti semplici raccomandazioni:
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Il paziente dovrebbe essere rilassato, seduto comodamente, in ambiente tranquillo, con temperatura confortevole da almeno cinque minuti.
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Non si dovrebbe assumere bevande contenenti caffeina nell’ora precedente, né aver fumato da almeno un quarto d’ora (anzi, non si dovrebbe fumare mai!).
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Il braccio deve essere appoggiato ed il bracciale deve essere all’altezza del cuore. Non importa quale braccio venga usato per la misurazione, ma bisogna ricordare che esistono a volte differenze sensibili nei valori misurati nelle due braccia. In tali casi, si dovrà utilizzare per la misura il braccio con la pressione più elevata.
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Le dimensioni del bracciale di gomma devono essere adattate alla dimensione del braccio del paziente. Nel caso di bambini o di adulti molto magri, è necessario utilizzare bracciali di dimensioni minori di quelle standard, mentre nel caso di persone molto robuste o di pazienti obesi, il bracciale dovrebbe avere una lunghezza superiore.
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Non accavallare le gambe, né parlare durante la misurazione
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Devono essere effettuate almeno due misurazioni successive e, se la pressione differisce di molto (per convenzione, in misura maggiore di 5 mm Hg) nelle due circostanze, si deve procedere con ulteriori misurazioni fino a che i valori misurati risultino abbastanza stabili (in caso di dubbi chiedere comunque consigli al proprio Medico curante o Cardiologo).
Queste notizie e raccomandazioni non devono essere uno stimolo ad autodefinirsi e curarsi: occorre sempre una corretta valutazione complessiva da parte del Medico Curante o di un Cardiologo.
